Lezioni apprese dal gruppo MWR - Intervista ad uno dei membri del gruppo Resistenza dei lavoratori McDonald

Lezioni apprese dal gruppo MWR - Intervista ad uno dei membri del gruppo Resistenza dei lavoratori McDonald

Libcom.org intervista uno dei membri fondatori del gruppo di impiegati de “la Resistenza dei Lavoratori McDonalds” (il nome originale in inglese era “McDonalds Workers Resistance”) sulle esperienze e lezioni apprese durante uno dei più importanti tentativi di organizzazione libertaria avvenuti negli ultimi anni nel Regno Unito.

Quindi, chi sei?
Sono il proletario una volta conosciuto come Funnywump.

Brevemente, che cos’era McDonald’s Workers Resistance?
Era la sesta ribellione che fosse stata mai lanciata in un burger bar. Il nome era stato adottato da un gruppo di impiegati di McDonald’s che lavoravano in un ristorante di Glasgow, in Scozia. Promuovevamo MWR e incoraggiavamo i lavoratori di altri McDonald’s a unirsi a noi. Il nome fu poi adottato da diversi gruppi di lavoratori in giro per il Regno Unito e all’estero, e il movimento coinvolgeva centinaia di persone che non si erano mai conosciute prima di allora attraverso politiche radicali!

Verso la fine dell’attività di MWR, avevamo formalizzato alcuni principi base:

* supporto e difesa di tutti gli impiegati pagati ad ore contro l’azienda, a prescindere da razza, sessualità etc;
* organizzazione non-gerarchica;
* fede nell’efficacia dell’azione diretta e dello scontro;

alla fine fallimmo clamorosamente.

Com’era iniziata?
In passato ho risposto a questa stessa domanda facendo riferimento ad eventi particolari che ci avevano incoraggiato ad organizzarci. Come quella volta in cui i manager erano venuti meno alle loro promesse di pagare i bonus, o la volta in cui un cliente è morto e ci è stato ordinato di continuare a lavorare (i clienti cercavano di non calpestare il cadavere). Ma dato che questi eventi probabilmente non si ripeteranno e, in ogni caso, non forniscono necessariamente (e nemmeno logicamente) una ragione per organizzarsi, cercherò di rispondere in maniera diversa.

La demografia del nostro posto di lavoro ci condusse probabilmente verso l’attivismo; lo staff era composto da chi studiava o aveva lasciato gli studi, ragazzi che non erano pienamente a loro agio nel loro ruolo produttivo. C’erano anche studenti universitari che faticavano ad alzarsi dal letto, e lavoratori poco qualificati, molti dei quali erano abituati a cambiare spesso lavoro. Nessuno lavorava lì “per scelta” o pensava fosse un “buon lavoro”.

Sarebbe stato difficile fare la stessa cosa in altri McDonald’s. Per esempio, all’apice della nostra lotta ho avuto il privilegio di parlare con alcuni lavoratori che si stavano organizzando in un grande magazzino a Londra; erano principalmente immigrati, molti di loro illegali. Ovviamente il loro potenziale era severamente limitato.

Un altro aspetto che ci aiutò era che, perfino prima che ci organizzassimo, noi impiegati al ristorante andavamo molto d’accordo. Tutti andavamo al pub insieme dopo il lavoro e in molti casi eravamo diventati amici o avevamo iniziato a frequentarci. Così, quando qualcuno disse “dovremmo fare qualcosa per risolvere questa situazione”, non sembrò una pazzia come avrebbe potuto suonare, e la rivolta si diffuse dal nostro piccolo mondo incestuoso come una malattia venerea.

Fu anche importante che coloro che formarono il gruppo centrale di MWR erano gli impiegati migliori e più esperti del nostro ristorante (da McDonald’s diventi un lavoratore esperto dopo circa mezz’ora). Si lavora sotto una grande pressione, ingenti volumi di affari che vengono svolti con costi di lavoro molto contenuti. La pressione si passa ai ranghi bassi della gerarchia così che i nostri manager spesso dipendevano dal nostro lavoro per rendere felici i loro capi. Questo ci aiutò a creare uno spazio d’azione.

Penso che il punto cruciale sia un pò assiomatico: iniziammo a causa delle lamentele di persone che erano rispettate sul luogo di lavoro. Questa è probabilmente una premessa fondamentale per ogni movimento di lavoratori che ci sia mai stato, o mai ci sarà. E tutti i marxisti al mondo che elaborano teorie non potranno mai cambiarlo.

Perché non siete semplicemente diventati membri di un sindacato?
Quella non è mai stata un’opzione per noi. Potresti chiederci anche perché non siamo andati sull’Olimpo e non abbiamo chiesto a Zeus di punire l’azienda con un terribile diluvio.

Durante il processo Mclibel, la corte suprema descrisse McDonald’s come “non simpatizzante” verso i sindacati; era come descrivere Ed Gein un cattivo vicino di casa. McDonald’s aveva usato testi poligrafici per capire chi simpatizzava con i sindacati, era stata accusata di perseguire illegalmente sindacalisti in molte occasioni e aveva chiuso interi ristoranti quando gli impiegati avevano minacciato di organizzarsi. Nel mondo anglofono non c’è mai stato un McDonald’s sindacalizzato con successo. Ci provammo all’inizio – raccogliemmo quaranta firme tra circa sessanta impiegati – ma il turnover dello staff era così alto che questa tattica non si rivelò fattibile.

Ovviamente, quando imparammo qualcosa di più sui sindacati e passammo del tempo con loro, vedemmo altre ragioni per cui questa via non era ideale per la nostra lotta. Ma l’approccio “Cosa c’è di sbagliato nei sindacati” non coglie il punto fondamentale della questione. Per ragioni economiche i sindacati non sono interessati ad organizzare lavori poco qualificati e ad alto turnover (avevano l’abitudine di chiamare McDonald’s il “buco nero” dell’attivismo) e la questione dei sindacati è di limitata rilevanza per molte industrie i cui lavoratori sono comunque precari.

Questo potrebbe cambiare – entrammo in contatto con l’ala radicale dell’establishment laburista (non nel Regno Unito ma in alcuni paesi all’estero) e ci sono persone che sono impegnate, idealiste e fantasiose. Ci offrirono da bere. Erano molto interessati a quello che facevamo e molto entusiasti di apprendere nuove tattiche per organizzare luoghi di lavoro che li escludevano. Queste persone potrebbero sviluppare nuove forme di lotta e organizzare con successo giovani impiegati. Ovviamente, se vogliamo vedere in atto un’azione diretta, rivoluzionaria e di scontro basata sulla lotta allora speriamo che questo spazio venga gestito dall’auto-organizzazione libertaria. Ma questo deve iniziare da qualche parte e, possiamo considerare l’innovazione e l’apertura dei sindacati sufficiente per dare vita a nuove strategie di lotta?

Quali furono le prime difficoltà che vi trovaste ad affrontare e come le superaste?
Senza la copertura legale dei sindacati la nostra posizione era molto precaria. Nei primi due anni, quando il gruppo era attivo solo in un ristorante, riuscimmo a rallentare il ritmo di lavoro, assicurare che tutti i bonus venissero pagati, opporci alla vittimizzazione etc. Tuttavia, qualsiasi tentativo di lotta aperta sarebbe risultato nel nostro licenziamento. Risulto allora ovviò che, per portare avanti la lotta, avremmo dovuto organizzare la forza lavoro nel suo complesso. A questo punto penso passammo dall’essere un gruppo pratico ad essere un gruppo con un’ideologia. Con ciò intendo dire che la portata del compito che stavamo affrontando era tale che lo sforzo che mettevamo nell’organizzarci era poco probabile ci conducesse a una vittoria materiale. Questo non ci scoraggiò.

Quali altri problemi avete avuto?
Per ragioni che abbiamo già citato dovevamo organizzarci in forma anonima e operare come un gruppo clandestino. Questo voleva dire che eravamo riluttanti a parlare in pubblico, essere fotografati, incontrare giornalisti o concedere interviste televisive. C’erano comunque delle soluzioni a questi problemi: quando partecipavamo a riunioni chiedevamo di non essere fotografati oppure indossavamo delle maschere. Nello stesso modo, decidemmo di concedere un’intervista alla BBC a patto che le nostre facce fossero oscurate (la nostra partecipazione al programma televisivo fu poi cancellata dal produttore, a quanto pare la moglie di Tima Henman, prima che l’intervista fosse stata mai filmata). Ma lo svantaggio più grande era che la nostra organizzazione era sempre infiltrata e non siamo mai riusciti ad incontrare di persona la maggior parte delle persone coinvolte. Non siamo mai stati in grado di organizzare qualcosa come una conferenza.

Ovviamente tutta la faccenda del nostro anonimato divenne una sorta di gioco. Una volta che capimmo che ci stavano cercando e che la nostra presenza tra i loro impiegati era fonte di imbarazzo per loro, fu importante essere più elusivi possibile. Penso iniziammo a sentirci come Zorro o qualcosa del genere. Avevamo l’abitudine di mandare comunicati provocatori di tanto in tanto. Anche la faccenda delle maschere fu importante perché, a parte me, MWR era una banda di brutti stronzi.

Quando le cose iniziarono a prendere la piega giusta?
Producemmo il primo numero della nostra rivista e facemmo una dichiarazione pubblica attraverso il sito McSpotlight nell’ottobre del 2000. Lanciammo il nostro sito nel 2001 e per la fine di quell’anno eravamo entrati in contatto con un network di impiegati di McDonald’s che cresceva velocemente.

Potresti descriverci le strategie e le attività di MRW nel suo momento di maggior successo?
C’erano più di 20 gruppi nel Regno Unito. Molti di questi potrebbero essere stati formati da una o due persone ma almeno uno coinvolgeva impiegati di diversi negozi nella stessa città. Alcuni di questi gruppi erano molto pro-attivi nel produrre i propri volantini e siti web. C’erano alcuni gruppi in Australia e mezza dozzina in Nord America. Avevamo anche una lista di contatti molto lunga. Tutti quei diversi indirizzi erano salvati su Yahoo, e Yahoo permetteva di mandare solo un centinaio di email all’ora, così che per mandare un messaggio a tutta lista ci impiegavamo tutto il giorno. Comunque, alla fine del 2002 l’influenza di MRW sulla forza lavoro crebbe in poco tempo in modo esponenziale. All’inizio del 2003, alcuni di noi che erano ancora coinvolti nel gruppo originario si erano trasferiti e lavoravano in alcuni McDonald’s fuori dalla Scozia. Non dicevamo ai nostri nuovi colleghi che conoscevamo MWR e dovevamo ascoltarli raccontare barzellette che noi stessi avevamo scritto. Penso che questo ci irritava, ad essere sinceri. Ma ci fece anche capire che la nostra influenza era tangibile. Influenza forse non è la parola adatta, il nostro “profilo” forse.

Organizzaste mai uno sciopero?
Il punto più alto del nostro attivismo fu il 16 ottobre 2002. Una parte di ciò che successe quel giorno si trova al seguente link http://www.geocities.com/globaldayofaction.htm (libcom – adesso è offline, lo metteremo nella nostra libreria il prima possibile). Alcuni dei report che ricevemmo risultarono inaccurati ma a quattro anni di distanza non sembra più essere rilevante. Fu enorme, molto più grande di quanto ci aspettassimo e mi prese completamente la mano. Pensai sul serio che nulla sarebbe successo ma quando controllai l’email quella mattina, c’erano tutti quei report che già arrivavano dall’Australia. Era un periodo davvero emozionante. Insieme a quello che era sabotaggio attivo, molti problemi tecnici e casi di regolare incompetenza venivano attribuiti alla mano invisibile della resistenza! Altri eventi furono, come dire, di meno successo. E ovviamente, il 16 ottobre fu un successo solo simbolicamente dal punto di vista simbolico.

Avete mai pensato di rivolgersi a concorrenti come Burger King per avere dei fondi?
Oh!No. Vuoi dire indossando maschere e con delle banane sotto i nostri giubbotti? Alcuni di noi avevano lavorato per altri fast food e quindi non eravamo appassionati nemmeno di loro.

Quando le cose iniziarono a scemare?
Non scemarono – si schiantarono completamente! Alla fine del 2003.

E perché?
Beh, ho già accennato ad alcuni errori strategici che facemmo e quelli spiegano il declino del gruppo originario di Glasgow. Nel 2003 penso che solo tre dei nostri lavoravano ancora da McDonald’s e, a causa del problema della segretezza, nessuno nuovo membro poteva succederci. Diventammo più vecchi ed eravamo meno in contatto con i lavoratori e le comunicazioni non erano più facili come erano state in passato. E ci stancammo – sapete anche voi quanto lavoro queste cose richiedano. Era fantastico che così tanti lavoratori ci contattassero ma voleva dire ore di lavoro per rispondere alle email. In più, avevamo lavorato da McDonald’s per sei, sette anni. È molto tempo. Era il momento di smettere e cercammo di scrivere il nostro necrologio.

A quel punto volevamo affidare il lavoro organizzativo a qualcuno degli altri gruppi (infatti avevamo tentato per anni di incoraggiare i lavoratori a contattare il loro gruppo locale più vicino, invece che noi) ma molti di questi gruppi erano svaniti alla fine del 2003. Inoltre, sapete come sono queste cose; se tu e tutti gli altri che ci lavorano lasciassero Libcom, quanto durerebbe? Ci sarebbero Revol e Ganster ad occuparsene, sarebbe come il Signore delle Mosche.

Ok nulla da dire. (Nota per i lettori: Revolv68 e Gangster sono due... eccentrici partecipanti dei nostri forum, l’ultimo ne è stato bandito.)

Così, ero molto sconvolto dal modo in cui tutto finì e pensai che avevamo solo perso il nostro tempo. Ma adesso, a qualche anno di distanza, credo che... in assenza di una lotta più estesa, un’iniziativa come quella sarà sempre solo un esperimento, secondo me.

Quando eravate attivi, avevate il parere positivo di molti media – c’è qualche esperienza al riguardo che ti piacerebbe raccontarci?
Inizialmente, ricevemmo l’appoggio dei media, ma poi qualcosa cambiò e smisero di parlare di noi. Nel 2002 concedemmo così tante interviste che poi non furono mai usate. Forse perché erano noiose o forse perché McDonald’s stava esercitando delle pressioni, non lo so. Radio straniere trasmisero alcune delle nostre cose ma non quelle britanniche. Per quanto riguarda la carta stampata, apparire sul The Face fu molto figo. E in Loaded stavamo tra Kate Moss e Carmen Electra; non è molto probabile che accada un’altra volta nella vita.

Il vostro sito era anche molto importante per la vostra lotta, vorresti dire qualcosa al riguardo e circa il network sul web in generale?
Di certo c’è anche un pericolo. È possibile commettere l’errore di interpretare “il network” come organizzazione. Questo è un altro problema di MWR che non ho menzionato. Se avete un migliaio di contatti ma nessuno di loro è in grado di creare una struttura nel proprio luogo di lavoro, allora avete un migliaio moltiplicato per zero. Non avete in mano nulla. Non voglio dire che questo sia stato il caso di MWR, penso che ci siano stati molti tentativi coraggiosi ed entusiasti di creare delle strutture di resistenza da parte dei lavoratori. Ma è un problema comune ai modi contemporanei di organizzarsi. Le persone vogliono vedere che stanno raggiungendo qualcosa e in assenza di strutture solide creano network. E con internet si può avere un network per qualsiasi cosa. Si può avere un network di... commesse di lavanderie. Si possono trovare dozzine di commesse di lavanderie con simpatie anarchiche, una ad Helsinki e una a New York e sicuramente almeno una ad Hackney... e allora pensi che si stia progredendo. Ma è un’illusione perché cinque milioni moltiplicati per niente è sempre niente.

Non sto dicendo che questi network siano inutili (credi siano stati utili per MWR) ma sono utili solo nella maniera in cui si concentrano sulla creazione di strutture autonome composte da persone che interagiscono tra loro ogni giorno. Strutture autonome di persone che interagiscono quotidianamente, questo è il punto.

E la vostra rivista McSues?
Fu una cosa molto divertente e particolarmente importante all’inizio quando internet non era così accessibile a tutti. Fummo fortunati nell’avere dei sostenitori che si presero la briga di distribuire il primo numero attraverso il bancone. Quello forse non era l’uso ottimale di una tale pubblicazione. Penso che l’ideale fu quando grazie al nostro network di contatti ne potemmo mandare pacchi in giro da essere distribuiti nel negozio, nascosti negli armadietti, infilati nelle tasche della giacca.

E l’umorismo che usavate in generale?
Eh, dov’è finito? Questa intervista è piatta come quello ragazzo… No, oddio, una parte di quell’umorismo non era proprio di alto livello. Ne sarei terrificato se sapessi che barzellette sulla pedofilia girino ancora tra i circoli libertari…

MWR non cercava seriamente di insinuare che Ronald McDonald’s era un pedofilo, vero?
Dal numero 2 di McSues

Dal diario segreto di Ronald McDonald’s, un pagliaccio davvero lurido!

Lunedi

mi sono pisciato addosso e ho vomitato nei miei pantaloni da lavoro.

Martedì

mi hanno chiesto di fare lo stupido oggi di fronte alle macchine fotografiche. Non ne avevo voglia perché non volevo fare la figura dello stupido e sprecare tempo prezioso che avrei potuto trascorrere bevendo, ma quelli di McDonald’s mi hanno spiegato che vogliono che piaccia ai bambini di due anni così che poi compreranno il loro cibo merdoso. Nulla da dire, farei qualsiasi cosa per far arrapare i bambini. Ero molto stanco dopo ed era ora di andare a letto. È sempre ora di andare a dormire quando la lancetta grande tocca quella piccola. [* In inglese è una barzelletta a doppio senso: si può intendere che la mano di un adulto tocca quella di un bambino.]

Mercoledì

Ok che debba truccarmi la faccia, ma perché cazzo devo avere il pisello giallo?

Giovedi

ho trascorso la giornata guardando film illegali e mangiando patatine

venerdi

sono stato da McDonald’s e ho terrorizzato i bambini con un pallone gigante a forma di pisello giallo.

Sabato

mi sono scopato un pollo

Stranamente, questi articoli offesero qualcuno. Era necessario pensare ad una giustificazione retrospettiva, qualcosa per sovvertire l’immaginario aziendale etc. Le barzellette sulla pedofilia sono probabilmente state il nostro unico lascito al movimento rivoluzionario...

Ma seriamente, la gente ha bisogno di leggere cose del genere... come diverse da alcune di quelle cose noiose e troppo serie che spesso vengono prodotte. E il tipo di umorismo rifletteva il tipo di barzellette che ci raccontavamo sul lavoro. Voglio dire, era il genera di cose che funzionava solo in quel contesto. Se vuoi organizzare gli accademici del dipartimento di letteratura inglese lo fai in maniera diversa, giusto? Probabilmente citeresti... Terry Eagleton o qualcuno di simile. Si cerca di operare nel contesto del luogo di lavoro. Ecco perché non capisco l’abitudine di produrre volantini per “il pubblico”, capisci? Falli specifici. Penso che produrre un volantino per i lavoratori della catena alimentare non sia molto utile. Un volantino per i panettieri è meglio. Un volantino per la tua panetteria è ancora meglio. E un volantino per la tua panetteria che parla della nuova procedura che è stata introdotta quella settimana? In quel modo allora si arriva da qualche parte. Non so se tu sei d’accordo con me.

Sono d’accordo che più si è specifici e meglio è, ma penso che ci sia anche la possibilità di produrre materiale più generale al fine di raggiungere più persone. Cosa ne pensi per esempio del nuovo pamphlet, Abolish Restaurants?
Esattamente, penso che quel pamphlet sia molto ben fatto. Penso sia eccellente. L’analisi è buona, ovviamente, ma è la sua specificità che lo rende significativo. È al livello del “volantino per i panettieri” e non penso che si possa fare di meglio. Certamente, non è destinato a creare strutture di lotta (o “gruppi di lavoro” come gli autori del pamphlet li chiamerebbero); questa è la sfida per le persone che producono il volantino e la gente che questo può ispirare. Queste strutture, questi gruppi di lavoro, possono essere creati solo da lavoratori che sono rispettati. E sia che comunichino per iscritto o a voce, dovranno essere comunque specifici.

Durante il vostro periodo di attività, quali legami internazionali avevate stabilito?
Beh pensavamo sempre che la nostra organizzazione dovesse essere multinazionale come l’azienda, ma forse tu intendi legami con gruppi politici e sindacati? Avemmo scambi amichevoli con sindacati in Italia, Canada, Olanda e Francia. Stabilimmo relazioni molto buone anche con sindacalisti, in particolare con la FAU in Germania e la IWW in Australia. C’erano la CNT-Vignole che erano attivi nei McDonald’s di Parigi e la francese CNT-AIT che aveva lavorato nei McDonald’s da diversi anni, il SAC e altri. Mantenemmo una relazione molto bella con Chainworkers in Italia che erano legati alla CUB. Alcuni compagni produssero copie della nostra rivista in Grecia e Repubblica Ceca. Fummo fortunati a ricevere un tale supporto.

Quale fu la vostra relazione con il movimento anarchico?
Ancora una volta, fummo fortunati a ricevere molto supporto e sono grato a tutti quelli che ci aiutarono. In particolare, vorrei citare la solidarietà che ricevemmo da alcuni compagni in Scozia.

Ovviamente c’era anche dell’ostilità verso quello che facevamo. Ricordo che alla nostra prima Fiera del Libro Anarchico fummo presi in contropiede dal grado di opposizione. A quell’epoca la politica di protesta di gruppi di eco-anarchici aveva una forte influenza e c’era quella moda orrenda di definire “le lotte dei lavoratori” una categoria come “lotte contro la prigione” ed era difficile tenere delle conversazioni serie sulla lotta di classe. Voglio dire era più facile apparire su The Face che su indymedia.

E i movimenti per diritti degli animali, come vi accolsero?
Molti di questi movimenti sono coinvolti anche nella lotta di classe quindi ci supportarono. Altri non erano molto interessati all’attivismo dei lavoratori ma videro in quello che facevamo un altro modo per combattere contro l’azienda. Sono sicuro che questi due gruppi fossero la maggioranza. Ma a volte non eravamo apprezzati in eventi come la Fiera del Libro Anarchico. E ovviamente ci sono quelli completamente fuori di testa. Ricevevamo minacce di morte di ogni tipo. Credo fossero probabilmente parte dell’ala necrofila del movimento di liberazione degli animali. Non penso dovremmo sprecare troppo tempo a preoccuparci di loro.

Una volta mi hai detto che quando iniziaste ad essere coinvolti nel movimento anarchico la vostra politica peggiorò – iniziaste a partecipare alla proteste contro i summit, ecc.

Si però mi sbagliavo a dirlo. La nostra politica migliorò – alcuni di noi svilupparono una base teorica e cambiammo i nostri comportamenti circa il razzismo, sessismo ecc. – è la nostra attività che peggiorò. Bouncer ed io diventammo attivisti politici e ciò significò credere in una lotta che non aveva le radici dove poteva fare la differenza. Mi sono divertito molto e a volte vorrei avere lo stesso entusiasmo che avevo all’epoca, ma alla fine la nostra propaganda d’azione divenne troppo orientata all’attivismo. Voglio dire, una volta che inizi a dire cose del tipo “agit-prop” che cavolo speri di ottenere?

Mi ricordo che volevamo essere presi seriamente dal movimento anarchico, essere rispettati, e quella non dovrebbe mai essere una cosa di cui preoccuparsi. Durante il nostro ultimo anno, credo che volevamo diventare un gruppo sindacale. Tentammo di introdurre una struttura decisionale democratica che si rivelò lenta e fallimentare. Iniziammo un’irrealistica e poco entusiasmante lotta per gli stipendi (ci lasciammo trascinare dopo la nostra vittoria nel 2002) con la quale chiedevamo un tasso iniziale di £6.00 all’ora. Perché questo è quello che fanno i gruppo sindacali, no? Perdemmo così il nostro senso dell’avventura e il nostro aspetto innovativo.

È un aspetto che spesso non viene considerato perché associato con l’“anticapitalismo” liberale ma il fatto di dare per scontato che i lavoratori siano necessariamente più interessati alle esigenze materiali è un aspetto che deve essere discusso. Non volevamo lavorare per McDonald’s sia che ci pagassero £6.00 o £20.00 all’ora, quindi perché pensammo che altri lavoratori sarebbe stati ispirati da una tale campagna?

Quindi con il senno di poi, pensi fosse possibile fare qualcos’altro per evitare l’atrofia, invece di lanciare la campagna per gli stipendi?
Avremmo dovuto mantenere le cose sull’informale e cercare di essere di incoraggiamento piuttosto che cercare di costruire una struttura unificata. Ci sbagliavamo nel voler mediare tra il presente e il futuro che volevamo. Avremmo dovuto continuare a raccontare barzellette su come Ronald McDonald si scopava i bambini. È difficile da spiegare. Il problema è che ci politicizzammo velocemente, la nostra influenza crebbe e volemmo spingerci troppo in là in modo inappropriato rispetto alla situazione. In pratica, eravamo la sezione più rivoluzionaria della classe dei lavoratori e ci trovammo a negoziare acqua nella speranza che il resto di voi teste di cavolo ci avrebbe raggiunto!

Pensi che i gruppi rivoluzionari nei luoghi di lavoro dovrebbero lottare per l’aumento degli stipendi?
Non necessariamente. Voglio dire, non credi sia strano porre una tale domanda senza considerare il contesto? Non chiederesti: “Pensi che i gruppi rivoluzionari nei luoghi di lavoro dovrebbero lottare per allungare le pause?” Perché è ovvio che dipende dal contesto, da quello che è fattibile e quello che è fonte di discontento. Le richieste di aumento di stipendio possono essere molto importanti ma possono essere irrealistiche e non entusiasmanti allo stesso modo. In altri casi, possono essere riformiste e contro-rivoluzionarie. E affermando ciò la mia argomentazione non sta dalla parte di una qualche posizione post-materialista alla Captain Planet, sto solo suggerendo che gli aumenti di stipendio non devono essere per forza l’obiettivo primario. Ovviamente, non mi opporrei mai agli aumenti di stipendio, allo stesso modo in cui non mi opporrei a pause più lunghe!!

Volevi che MWR diventasse un’organizzazione di massa dei lavoratori di McDonald’s?
Si lo volevo, e penso che questa fosse l’idea di tutti quelli coinvolti. Ma se per “organizzazione” intendi una struttura amministrativa e funzionale, allora penso che ci sbagliavamo. Penso che avremmo dovuto continuare ad essere di ispirazione per la maggior parte degli impiegati di McDonald’s. Quel tipo di approccio si era rivelato di grande successo e il tentativo di costruire “un’organizzazione” partendo dall’interesse che generammo fu fallimentare e fondamentalmente scoraggiante. In modo particolare, considerando l’alto turnover dello staff, non appena stabilivamo contatti formalizzati con un gruppo di lavoratori, quelli coinvolti iniziavano ad occuparsi di altre cose/cambiare lavoro. Sarebbe stato meglio sopravvivere cercando di stabilire una tendenza all’interno della forza lavoro al fine di creare un meccanismo informale per cui le idee sarebbero passate tra generazioni di lavoratori.

Dato che MWR era un gruppo esplicitamente rivoluzionario, vorrei sapere il tuo parere circa la tensione tra gruppi ristretti con una politica rigida e gruppi più grandi (o gruppi che aspirano ad esserlo) come quelli sostenuti dagli anarco-sindacalisti e sindacalisti rivoluzionari?
Beh le dichiarazioni prettamente rivoluzionarie venivano effettuate dal gruppo di Glasgow, e furono emesse nel momento in cui il numero delle persone coinvolte era diminuito e passammo dall’essere un gruppo pratico con una significativa influenza in un ristorante, ad essere una gruppo di propaganda focalizzato più sulla comunicazione con la più ampia forza lavoro. È importante non confondere le due cose.

Quelle erano le nostre idee e non volevamo nasconderle. Non dichiarare pubblicamente come il futuro doveva essere secondo noi penso che sarebbe stato disonesto e un esercizio di superiorità. Ma non chiedemmo mai a nessun altro di essere d’accordo con quelle dichiarazioni. Chiedemmo solo una base d’accordo su tattiche pratiche di immediata preoccupazione per il nostro tipo di lotta e su come i lavoratori si relazionassero con i loro colleghi.

Penso sia importante che i lavoratori pubblichino e argomentino le loro idee con un livello di analisi politica più preciso possibile. Ma non dovrebbero desiderare che il resto della forza lavoro diventi come loro. Forse ti ricorderai l’articolo “lasciar perdere l’attivismo” che fu famoso (anche se forse non applicato) durante il “movimento anti-capitalista”. Uno dei punti principali sosteneva che gli attivisti pensano che tutto si risolverebbe se tutti diventassero come loro. Beh, io penso che la lotta di classe anarchica faccia qualcosa di simile. Penso che la rivoluzione sarà fatta dai lavoratori che insieme si opporranno alle relazioni economiche che impoveriscono le loro vite. Questo non avverà come per magia, ci sarà bisogno dello sforzo cosciente di sezioni radicalizzate della classe, ma dovrà coinvolgere anche i lavoratori che vanno alla moschea, usano il mascara, preferiscono Middlemarch a Marx, credono nel misticismo new age, dicono le preghiere prima di mangiare o... collezionano oggetti antichi. Quindi non vedo nessuna inconsistenza tra l’avere una politica rivoluzionaria coerente e organizzarsi con chiunque tu interagisca quotidianamente, sia che i loro panini siano kosher, vegani, o perfino tostati in una ciabatta.

Quindi, a propostio dell’organizzazione, pensi che persone come noi che sono rivoluzionari libertari o anarchici dovrebbero cercare di organizzarsi come anarchici o solo con i propri compagni lavoratori?
Penso che in tempi deprimenti come questi la gente che condivide la stessa analisi politica dovrebbe unirsi e supportarsi a vicenda. Dovrebbero esserci abbracci di gruppo e dovrebbero piangere nelle loro pinte. E qualche volta vale la pena che si collabori alla pubblicazione di progetti o ci si organizzi in modo da assistere potenzialmente anche l’altro gruppo, i gruppi che si basano sulla vita quotidiana. Perché quelle sono le uniche strutture che possono trasformare la società. E la maggior parte delle volte essere anarchici significa che prima di poter andare al pub devi andare a qualche cagata di riunione. Penso che il mondo sarebbe un posto migliore se non ci fossero questo genere di riunioni, e i compagni che vogliono stare insieme trovassero una scusa più onesta per farlo. Serate al bingo o al cinema o qualcosa del genere.

Questi gruppi basati sulla vita quotidiana, c’è il rischio che diventino riformisti, settari o, per esempio, Nimbyist ( nota della traduttrice: il termine Nimbyist deriva da NIMBY, sigla che sta per “Not In My Back Yard”, indica le persone che protestano contro la realizzazione di un certo progetto nella loro aerea). Con un gruppo come MWR, se per esempio uno o due grandi ristoranti si unissero in massa come fermereste l’indebolimento del radicalismo del gruppo?
Il fatto che lavoratori di altri ristoranti si unirono a MWR non fece smettere la pubblicazione delle idee da parte del gruppo originario. Il problema apparve solo quando alla fine tentammo di costruire una struttura centralizzata. Se lo fai, ovviamente, le cose diventano più complicate dopo. Se vuoi concentrarti su cose al di fuori di obiettivi e principi hai bisogno di un consenso e quello è un lavoraccio. E noi avemmo dei problemi. Per esempio, quando iniziò la guerra in Iraq sostenemmo che l’organizzazione doveva intervenire direttamente il giorno in cui le ostilità ebbero inizio. C’era un ragazzo coinvolto nell’organizzazione che era anche un cadetto militare (una ragion buona per essere contro l’attacco, avrei detto) e lui, ed altri, si espressero contro quell’idea (credo che alla fine votammo, o qualche altra cagata). Ma in realtà, avremmo potuto semplicemente dichiarare la nostra idea e permettere agli altri gruppi e individui di rispondere con le loro argomentazioni e prendere una decisione loro. Non sarò mai un anarco-sindacalista, vero?

Secondo te qual’è stata la cosa più importante che ha dimostrato MWR?
Beh dimostrò cose importanti ai lavoratori di McDonald’s e a quelli che lavorano in industrie simili. Ma dato che questa intervista è per Libcom, suppongo che la questione sia cosa dimostrò ai rivoluzionari.

Beh in generale cerchiamo di avere un pubblico di lavoratori radicali, con qualche successo. Abbiamo ricevuto email da impiegati delle poste all’estero che seguono le lotte delle poste britanniche sul nostro sito, abbiamo ricevuto report su picchetti da parte degli scioperanti, come questo, e abbiamo avuto scioperanti che hanno distribuito i nostri articoli durante i picchetti, etc..
Mi spiace ma non sapevo che lavoratori e rivoluzionari fossero due categorie che si escludessero mutualmente! Potere al compagno comune. Quello che intendevo è che le domande, e il modo in cui ho risposto presumono un certi tipo di pubblico. Se questo sarà rilevante per qualcuno, ed è abbastanza in dubbio, allora lo sarà per le persone che riconoscono esplicitamente la necessità di trasformare la nostra economia. Per i lavoratori che sono rivoluzionari. Non metto in dubbio che molti altri articoli sul vostro sito abbiano un pubblico che includa lavoratori che non condividono queste idee. Ma ad alcuni ragazzi che lavorano da McDonald’s non gliene frega un cavolo di con che gruppo di anarco-sindacalisti andiamo d’accordo o come reagiscano alcuni gruppi animalisti. Forse un giorno Libcom si sbarazzerà del movimento anarchico e non avrà più bisogno di definirsi in quel contesto. Questo sembra un tema più interessante di MWR! Posso farvi un’intervista qualche volta?

Suppongo siano degli ottimi punti. Per pubblico intendevo lavoratori che sono generalmente arrabbiati per la situazione attuale, e non necessariamente anarchici convinti. Ma riguardo la questione a chi questo interesserebbe, allora credo tu sia nel giusto. Saremmo felici di concederti un’intervista, ma penso che sarebbe di interesse per un numero ancora più ristretto di persone..
Penso che la rivoluzione sia un affare molto complicato. Ci sono, tuttavia, alcune cose che sono abbastanza chiare. Le relazioni di potere che vogliamo cambiare non risiedono nei governi o “nelle strade” ma sono diffuse in tutta la società attraverso relazioni economiche e sociali. Per trasformare le relazioni economiche ci sarà bisogno di strutture effettive di auto-organizzazione dei lavoratori all’interno dell’economia, che risultino efficaci nel difendere gli interessi dei lavoratori, aumentino la fiducia, ed infine permettano alla classe dei lavoratori di produrre e distribuire in maniera collettiva. L’idea che queste strutture “appariranno spontaneamente” è priva di significato.

Tuttavia, riconosco il fatto che queste strutture potranno prosperare solo in determinati periodi e rimarranno sulla difensiva per il resto del tempo. E non so quali forme queste strutture avranno o dovrebbero avere. Magari dovrebbero essere dei sindacati formalmente costituiti (penso sarà improbabile) o magari dovrebbero essere strutture informali come gruppi di amici di lavoro (un “gruppo di lavoro” se vi piace) che hanno sviluppato una certa solidarietà tramite lotte precedenti. Ma devono esistere, giusto? Quindi per me il compito urgente, inevitabile ed enorme di qualsiasi persona che parli di rivoluzione deve essere quello di capire come si possano costruire queste strutture. E mi sembra che questa questione, la questione che dovrebbe tenerci svegli di notte, riceva meno attenzione rispetto ai dibattiti su come rompere le linee della polizia, o cos’era l’URSS, o chi snobbò chi alla conferenza anarco-sindacalista nel 1952. Sembra che preferiremmo parlare di qualsiasi altra cosa per evitare questo enorme monumento all’irrelevanza della nostra politica.

E non ho idea di come costruire queste strutture, mi sento senza speranza a questo riguardo. Ho trascorso gli ultimi anni a lavorare nel settore dei trasporti e quando me ne sono andato parlavo a malapena con i miei compagni di lavoro per non parlare di presidiare le barricate con loro. Veramente non lo so. Ma se mai ci fosse un entusiasmo reale per capire come fare collettivamente, allora mi piacerebbe esserne parte.

Quindi l’importanza di MWR è semplicemente quella tipica di qualsiasi esperimento che per un breve periodo riesce a facilitare la lotta di classe nella società contemporanea. Ci sono stati molti casi di lotta simili, e molti più importanti, recentemente. Alcuni di quelli più importanti che mi vengono in mente sono JJ per i lavoratori dell’industria degli alimenti, gli scioperi selvaggi degli impiegati postali, il sindacato dei corrieri, il sindacato dei lavoratori dell’industria del sesso, il collettivo degli impiegati della metropolitana ecc. Tutti questi casi (persino MWR) meritano di essere considerati nel momento in cui cerchiamo di fare della lotta collettiva una norma all’interno della forza lavoro. Suppongo questa sia la ragione per cui ti sei preso la briga di pormi queste domande, giusto?

C’è un aneddoto o ricordo legato a MWR che ti sta particolarmente a cuore?
Molte cose divertenti accaddero, adesso mi sento abbastanza nostalgico al riguardo. Ma credo di ricordare quella riunione a Londra che ho citato prima. Era il 2002 ed ero stato invitato ad incontrare un gruppo di lavoratori e tutta la teoria del cambiamento sociale sembrò diventare un po’ più reale allora. Che fossimo in grado, in quanto lavoratori di diverse razze e nazionalità, di incontrarci in quel modo e dibattere, in maniera molto critica, ma partendo dalla premessa che come lavoratori dovevamo cambiare le cose, quello fu davvero speciale. E ti porta a pensare: sì, forse ci possiamo riuscire. Sembra che ce la tiravamo, vero?

Beh, volevo dire qualcosa di divertente.
Ah, dovevi esserci. Gli Happy Meal Toys erano piuttosto divertenti; c’era qualche opposizione in Cina, ne sono sicuro. Uno dovette essere ritirato a seguito di lamentele. Nessuno si ricorda cosa dovesse essere. Voglio dire, praticamente sembrava una grande erezione. Era persino rosa e come venato. Sembrava davvero un cazzo. E i clienti ce lo riportavano dicendo “siete fuori di testa, io non lo do sto giocattolo a mio figlio”. Poi c’erano ‘Bongo la Scimmia’ and ‘Spunky the Cocker Spaniel’... Poi ci fu il periodo in cui davano via i Furbies. Una ragazzina a Glasgow, originaria di una famiglia cinese, ricevette uno di questi Furbies. Si supponeva che i Furbies parlassero il “Furbish” che doveva essere una lingua borbottante. Me quello risultò parlare in Mandarino e dire “Bastardo, cadi morto in strada. Bastardo, cadi morto in strada.”

Dove sono adesso gli ex membri di MWR?
Sfortunatamente il tempo passa e la gente si trasferisce e si iniziano a perdere i contatti, ma per quello che ne so, nessuno vive a Milano e si scopa una supermodella o roba del genere. Un ragazzo che all’inizio era un po’ coinvolto nel gruppo adesso ha una carriera di successo all’interno del management dell’azienda e ho piacere di dire che siamo ancora amici.

Per quello che ne so, nessuno che abbia mai partecipato a MWR, nel nostro gruppo o in altri, oggi è coinvolto nella politica radicale.

Infine, mangi mai da McDonald’s?
No! Cazzo no! Ma è una faccenda personale più che politica. Dopo sette anni di McDonald’s solo l’odore di quel posto mi fa vomitare. Non abbiamo mai sostenuto un boicottaggio, ad eccezione di quello dei prodotti della Coca-Cola. E non ho nessun particolare risentimento verso l’azienda o nulla del genere. Ma il cibo è disgustoso, no?

Credo debba concludere con qualcosa di più forte di questo..

Combatti l’Uomo. Combatti contro Babylon!

Parole entusiasmanti. Grazie, Funnywump.

Intervista realizzata da Steven Johns, libcom group, Novembre 2006

Maggiori informazioni
- [URL= /tags/mwr] Archivio di MWR su libcom.org [/URL]
- Intervista tradotta in tedesco dalla FAU

Tradotta da De, 2010

Posted By

Steven.
Jun 10 2010 23:03

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